Breve storia della Cooperativa Inventare l'abitare

Il Coordinamento di lotta per la casa, come tutto il movimento, inizia a fare i conti con le scelte politiche operate dai vari governi che producono danni in fasce sociali sempre più vaste: liberalizzazione degli affitti, privatizzazioni, cartolarizzazioni, la scomparsa quasi definitiva di Piani e investimenti sulla casa. Si iniziano ad occupare strutture di proprietà pubblica lasciate in disuso. Tale scelta determina una grave contraddizione all’interno dell’apparato istituzionale, che vede sorgere nuovamente un movimento che rivendica con forza il diritto alla casa. A questo punto il Coordinamento, assieme all’Associazione “Diametro”, pur continuando la battaglia per l’incremento del patrimonio pubblico, propongono la soluzione dell’autorecupero per alcuni stabili occupati.
Ovviamente per chi amministra la città ed è intenzionato ad un utilizzo speculativo di alcune aree, l'autorecupero è difficile da accettare, ma il movimento non demorde e dopo anni di lotta e iniziative riesce a fare approvare dall’amministrazione comunale di Roma due progetti pilota: Via Isidoro del Lungo e Via Ricola. Siamo nel 1996.

Il movimento riparte con nuove occupazioni, stante la mancanza di politiche abitative serie, e nel 2001 riesce a fare approvare un protocollo di intesa sull’emergenza abitativa a Roma fra l’allora Ministero dei lavori pubblici, la Regione Lazio e il Comune, nel quale, oltre agli investimenti per l’acquisto di nuove case popolari nella città (170 miliardi di vecchie lire) riesce ad imporre 6 nuovi progetti di autorecupero di edifici occupati da senza casa.

Ad ora i progetti assegnati alla Cooperativa Inventare l’abitare sono divenuti 8 sostenuti da 114 soci: singoli, nuclei familiari e migranti che hanno scelto di rinunciare alla casa popolare per partecipare alla cooperativa e a questi progetti.

Questa brevissima sintesi che abbiamo fatto della nostra storia ci serve per introdurre una scelta che il coordinamento fece e continua a fare: legare l’autorecupero alle fasce sociali cosiddette “deboli”, le quali non solo hanno il diritto di pretendere una casa ma possono ottenerla, attraverso la lotta, all’interno della città e recuperando patrimonio pubblico da sottrarre alla speculazione.
Non è stato facile convincere l’amministrazione comunale di Roma dell’idea dell’autorecupero. La strada è stata in salita, nonostante l’impegno di alcuni tra gli amministratori, non solo perché ci trovavamo davanti ad una esperienza nuova ma anche perché non tutti erano particolarmente interessati allo sviluppo di tali progetti.
Ci siamo trovati di fronte a enormi difficoltà per il reperimento dei finanziamenti, per il coordinamento tra i vari dipartimenti dell’amministrazione comunale, per gare di appalto che dovevano essere ripetute, persino per trovare la banca che concedesse il mutuo alla cooperativa nonostante la copertura dell’amministrazione comunale, per i costi che, visti i ritardi, sono aumentati per tutti i soci. Tutto ciò, nonostante la caparbietà di molti di noi e di qualche amministratore comunale, ha creato problemi tra i soci che avevano rinunciato ad una casa popolare sicura per portare avanti un “sogno” in cui credevano. Queste persone stanno continuando a vivere in contenitori, situazioni di emergenza, vecchie scuole riadattate ad uso abitativo, aspettando che i loro alloggi siano pronti.
Sarebbe necessario concentrare in un unico dipartimento tutte le procedure necessarie per l’autorecupero, rivedendo i criteri per le gare di appalto, se non si vuole che queste esperienze e le future siano affossate da un apparato burocratico a volte soffocante.

Si può partire dalla legge regionale della Regione Lazio sull’autorecupero per aprire un confronto, ma questa stessa legge ha mostrato più di un difetto e può essere solo una base per iniziare a ragionare.
Nonostante l'esperienza maturata e praticarta questa nuova amministrazione nn solo non investe ma crea disagi vedi manifesta per allacci.....lasciando fuori dal piano casa questo esperimento...
La nostra cooperativa infatti non ha potuto beneficiare di esempi, né di un background tecnico ed esperienziale, ma si è dovuta inventare nella cooperazione tra persone che vivevano prima di incontrarsi in solitudine il loro “dramma casa”. Il bisogno, in questo caso, ha prodotto l'esperimento e l'innovazione. Tutto questo ci ha rafforzato nell’idea che l’autorecupero e l’autocostruzione siano una scelta importante e necessaria, che si potrebbe e dovrebbe allargare a livello nazionale, magari attraverso un tavolo di lavoro che non escluda nessuno dei soggetti che in questi anni ha portato avanti con determinazione questo obiettivo.
L'autorecupero non può essere una risposta per tutti coloro che vivono il problema abitativo (su questo crediamo che vadano riviste le leggi nazionali e che sia indispensabile incrementare l’edilizia residenziale pubblica) ma potrà contribuire a lanciare un’idea nuova sul diritto all’abitare, attraverso progetti in bioedilizia, puntando sul risparmio energetico e sulla sicurezza nei cantieri e consentendo a chi aspetta una casa popolare, se mai l’avrà, di potere scegliere di non doversi trasferire ai confini della città, in zone spesso prive di servizi, vedendo la propria vita totalmente trasformata.



Presidente COOP. INVENTARE L’ABITARE
Manfredo Proietti.

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